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domenica 25 maggio 2014

L’asparago bianco di Cantello incontra i vini di Cà di Frara- 29 maggio 2014

Un bicchiere di vino. Cosa c’è di più bello? Un buon rosso, un bianco raffinato o un rosé elegante. Bere bene e con cognizione di causa può essere una delle cose più profonde e vere. Soprattutto se si sa quello che si beve.
Spesso ci avviciniamo a un bicchiere senza sapere da dove venga e da chi sia stato prodotto. Insomma senza conoscere la sua storia.
Per evitare questa mancanza, insieme a Daniele Tombolato, della Vineria di Via Ravasi di Varese, abbiamo deciso di organizzare degli incontri che possano far conoscere i vini attraverso le parole dei produttori.
Per iniziare questa serie di appuntamenti (il primo sarà giovedì 29 maggio alle 21:00) il primo ospite in Vineria sarà Cà di Frara, i cui vini saranno abbinati a piatti che vedono come protagonista principale l’asparago bianco di Cantello. A tal proposito al centro dell’attenzione sarà anche l’Azienda agricola Brusa, produttrice dell’asparago bianco di Cantello.

Gli asparagi bianchi di Cantello dell'Aazienda Agricola Brusa

Verrà proposta una cena con degustazione di vino abbinato a ogni portata. Il prezzo è di 35 euro. Per chi non intende cenare, ma non vuole perdere la ghiotta occasione di conoscere Luca, Veronica e Fabrizio sarà possibile partecipare alla sola degustazione di vini con un costo promozionale di 15 euro.


Eccovi il menù:
Antipasto
Battuto di filetto di manzo con carpaccio di asparagi bianchi di cantello all’aceto di lampone
Vino: Cruasè Oltre il Classico M.C. Brut

Primo piatto
Risottino all’erba cipollina e borraggine con punte di asparago bianco
La casetta bianca malvasia aromatica bianca i.g.p.
Suite
tagliata di filetto di maiale allo zenzero con asparagi croccanti
Oliva Riesling Riserva D.o.p.
Dessert
semifreddo all'asparago con crema allo zabaione e mandorle glassate
San Luca V.T. dolce da uve Riesling sovra mature

C’è anche un’alternativa per i vegetariani:
Antipasto
 Rostì di verdure saporite alle erbe ed insalatina di asparago di Cantello al lampone
Suite
 Asparagi di Cantello croccanti con timballo di melanzane grigliate con cuore di melanzana affumicata e pomodorini confit

Una valida alternativa per i “rossisti purosangue”:

Pinot Nero Oltrepò pavese d.o.p. 
Raro Nero Riserva Pinot Nero Oltrepò pavese d.o.p.




L'Azienda Cà di Frara

L'azienda nasce nel 1905, quando il bisnonno dell'attuale proprietario acquista, presso il comune di Mornico Losana, nella frazione di Casa Ferrari (in dialetto Cà di Frara), alcuni appezzamenti di terreno vitato in una posizione ideale per la coltivazione della vite. Unendo questi ad altri terreni del Comune di Oliva Gessi, viene a crearsi un'isola di colline riparate dai venti di levante e di ponente da colline più elevate.
Oliva Gessi è uno dei territori della neonata Valle del Riesling. I terreni sono gessosi e calcarei e hanno suggerito l'impianto sul finire degli anni '70 di vigneti di Pinot Grigio, Pinot Nero e Bianco. 
Nel comune di Mornico Losana ha prevalso invece la tradizione dei vigneti rossi: Pinot Nero, Croatina e Barbera.
I vigneti sono stati impiantati rispettando i boschi di acacie, le siepi di more e i cespugli di rosa canina.



Telefono0332.235300 - 340.2231019 - 334.6693849
E-maillaquadraturadelcerchio@gmail.com


martedì 29 aprile 2014

World's 50 Best Restaurants 2014

Qui di seguito la lista dei World's 50 Best Restaurants 2014:


1 Noma - Copenhagen, Danimarca
El Celler De Can Roca, Girona, Spagna 
Osteria Francescana, Modena
Eleven Madison Park, New York (USA)
Dinner by Heston Blumenthal, Londra (Regno Unito)
6 Mugaritz, San Sebastian (Spagna)
7 D.O.M., Sao Paulo (Brasile)
Arzak, San Sebastian (Spagna)
9 Alinea, Chicago (USA)
10 The Ledbury, Londra (Regno Unito)
11 Mirazur, Mentone (Francia)
12 Vendôme, Bergisch Gladbach (Germania)
13 Nahm, Bangkok (Thailandia)
14 Narisawa, Tokyo (Giappone)
15 Central, Lima (Peru)
16 Steirereck, Vienna (Austria)
17 Gaggan, Bangkok (Thailandia)
18 Astrid Y Gastón, Lima (Peru)
19 Fäviken, Järpen (Svezia)
20 Pujol, Città del Messico (Messico)
21 Le Bernardin, New York (USA)
22 Vila Joya, Albufeira (Portogallo)
23 Restaurant Frantzén, Stoccolma (Svezia)
24 Amber, Hong Kong (Hong Kong)
25 Arpège, Parigi (Francia)
26 Azurmendi, Larrabetzu (Spagna)
27 Le Chateaubriand, Parigi (Francia)
28 Aqua, Wolfsburg (Germania)
29De Librije dall'Olanda,
30 Per Se, New York (USA)
31 L'Atelier de Jӧel Robuchon Saint-Germain, Parigi (Francia)
32 Attica, Melbourne (Australia)
33 Nihonryori Ryugin - Tokyo, Giappone
34 Asador Etxebarri, Atxondo (Spagna)
35 Martín Berasategui, Lasarte-Oria (Spagna)
36 Mani, San Paolo (Brasile)
37 Restaurant André, Singapore (Singapore)
38 L'Astrance, Parigi (Francia)
39 Piazza Duomo, Alba (Italia)
40 Daniel, New York (USA)
41 Quique Dacosta, Denia (Spagna)
42 Geranium, Copenhagen (Danimarca)
43 Schloss Schauenstein, Fürstenau (Svizzera)
44 The French Laundry, Yountville (USA)
45 Hof Van Cleve - Kruishoutem, Belgi
46 Le Calandre, Rubano (Italia)
47 The Fat Duck, Bray (Regno Unito)
48 The Test Kitchen (Sud Africa)
49 Coi, San Francisco (USA)
50 Waku Ghin, Singapore (Cina)

venerdì 11 aprile 2014

Intervista a Rodrigo Oliveira del Ristorante Mocotò di San Paolo in Brasile


"Brazilian cuisine for me is to make the food of Sertao, the Northeast backlands of our cowntry. It's my ground and my family's crandle. From there comes our wealth, our understanding and positioning in the World. It is what and how we serve. It is our truest passion".
Rodrigo Oliveira
Mocotò Restaurant Head Chef


Rodrigo Oliveira, la cucina etnica è molto di moda nel nostro Paese. Quella brasiliana pian piano si sta facendo conoscere...
Sì, anche se credo che ci siano ancora molti stereotipi sul Brasile e sulla sua cultura. Ma il Brasile è molto più che spiagge, churrasco, carnevale. La gente sta scoprendo la nostra terra i nostri prodotti e credo che presto il popolo brasiliano riuscirà a comprendere meglio la potenzialità dei prodotti della propria terra. Presto il resto del mondo forse avrà un'idea migliore di quello che è il Brasile.

C’è una forte influenza della cucina italiana su quella brasiliana. Come mai?
In verità è perché è molto difficile definire "un brasiliano". Il Brasile è il paese del mix culturale. I paesaggi sono molti differenti così come anche la sua cucina. L’Italia ha sempre avuto una forza importantissima nel sud del paese, quindi è naturale che c’è una relazione forte tra questi tipi di cucina.

Questo mix esiste solo nell'alta cucina o anche in quella di tutti i giorni?
Nella cucina di tutti i giorni si può vedere ancora di più questo mix tra cucina italiana e brasiliana. Ci sono persone che mangiano fagioli, riso e maccheroni nello stesso piatto. Anche se si è poi scoperto che fagioli e pasta è tipico anche della nostra tradizionale, oltre che di quella italiana.

Il mix tra cucina latino-americana ed europea è quindi relativamente moderna come tradizione. Giusto Rodrigo?
Sì, ti dirò la nostra tavola oggi è molto più simile a quella europea che alla quella nativa latino americana.

Se i brasiliani dovessero eleggere l' "Ingrediente" (con la "I" maiuscola) della cucina italiana, quale sarebbe?
Penso la farofa, che deriva dalla mandioca che è senza dubbio l’elemento che il Brasile può presentare al mondo come ingrediente tipico.

Che storia ha la farofa? 
Nasce in Amazzonia e viene esportato in Africa e in Asia attraverso il Brasile. 

giovedì 3 aprile 2014

Siete pronti per Vinitaly?

Siete pronti per Vinitaly?
L'appuntamento è a Verona da domenica 6 a mercoledì 9 aprile.












Wine Pass sarà con voi! Seguitici in diretta sui social e utilizzate i nostri tagg #piemontewine #vinitaly2014 per condividere con noi il vostro Piemonte in Vino!

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giovedì 20 marzo 2014

A Milano apre Eataly Smeraldo



Lo store italiano di Oscar Farinetti apre sulle ceneri del teatro Smeraldo. E tra la pasta e il tartufo ci sarà spazio anche per il cabaret e la poesia

Sul palco dello Smeraldo di Milano va in scena la cucina. E non si tratta di un nuovo spettacolo ideato da una compagnia teatrale che ricorre all’enogastronomia come ispirazione artistica, ma di Eataly che approda a Milano in Piazza XXV Aprile, prendendo il posto del celebre teatro milanese Smeraldo. 

Il secondo esercizio di Farinetti nel capoluogo lombardo (dopo quello di Piazza V Giornate) apre i battenti oggi. Sono dieci gli Eataly già presenti in Italia, nove a Tokyo e poi Istanbul, Dubai, Chicago e New York dove ha superato per visitatori il MoMa. A Milano, in futuro, ne aprirà un altro su tre piani presso Brian & Barry in piazza San Babila.

Eataly Milano sorge nella ex-sede del Teatro Smeraldo, inaugurato nel 1942 e di proprietà della famiglia Longoni. Lo Smeraldo che ha visto debuttare personaggi del calibro di Mina e Celentano ed è stato il simbolo degli anni d’oro del Varietà; sotto la direzione di Gianmario Longoni degli anni Ottanta conobbe una nuova fioritura con il musical statunitense. Sul suo palco si sono susseguiti artisti come Giorgio Gaber, Gino Bramieri e Ornella Vanoni e veri e propri miti internazionali come Bruce Springsteen, Bob Dylan, Ray Charles e Rudolf Nurejev.

In omaggio alla sede in cui sorge, Eataly Milano ospiterà una ricca programmazione di artisti celebri. La vetrina del gusto del patron Oscar Farinetti presenterà eventi e spettacoli completamente gratuiti per i clienti. Verranno organizzati recital, reading, spettacoli di cabaret e di danza.  

Nota positiva e decisamente innovativa di Eataly Milano è che verrà dato spazio a tutti i tipi di arte; sul palco, di forma semicircolare, ed affacciato sull’interno del negozio, potranno salire non solo artisti famosi. Sarà data infatti la possibilità di esibirsi anche ad artisti emergenti che potranno far conoscere la loro arte alla platea di ospiti “gourmet”. Il Teatro Smeraldo, senza dubbio uno dei monumenti della cultura meneghina, lascia quindi il posto al commercio di prodotti che hanno come mission il “chilometro zero” e la “cucina nostrana”, prodotti privi di additivi e di conservanti. Annulla le tribune per rimodellarsi negli spazi degli store che sono appositamente studiati come luoghi aperti, dove ci si possa sentire a proprio agio e sentirsi più partecipi della produzione.

Al secondo piano di Eataly Smeraldo c'è il ristorante di Alice, che si affaccia con un grande vetrata su Piazza XXV Aprile. Una location elegante ma nello stesso tempo semplice, dove design e cucina si incontrano nella persona dello Chef Viviana Varese. Un luogo centrale del locale è il Social table, un tavolo con dodici posti a sedere proprio davanti alla cucina a vista, dove gli ospiti verranno deliziati da abbinamenti cibo-vino a sorpresa condivisi con sconosciuti in pieno stile Eataly.

Tre piani di arredo in bianco e quindici punti di ristorazione in un unico edificio non sono pochi per dare voce alla filosofia del patron torinese Oscar Farinetti che ama il cibo ma non solo le materie prime in sé. Farinetti è appassionato della storia, delle tradizioni, delle donne e degli uomini che producono quei prodotti e non si accontenta del “cibo piatto”, ma di quello che parla e si esprime, del cibo vivo. Nella fibra dei prodotti di Eataly, infatti, non c’è riflesso solo il nome del contadino e dell’allevatore, ma c’è anche il campo di gioco dei bambini che nel luogo di produzione della materia prima giocano e vivono. Nei prodotti proposti in Piazza XXV Aprile ci deve essere il sole della terra e la pioggia che nutre quei prati. Perché il “buon cibo” avvicina le persone, creando comunione tra i diversi strati sociali  e la convivialità dà la misura del tempo speso (bene) insieme alle persone amate. 


mercoledì 5 marzo 2014

Massimo Bottura vince il Nobel per la gastronomia

Poche ore dopo la vittoria dell’Oscar della Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, per Massimo Bottura arriva il White Guide Global Gastronomy Award 2014, il Nobel per la gastronomia.
Ho fatto una chiacchierata con lo chef tre volte stellato dell’Osteria Francescana di Modena a Identità Golose lo scorso febbraio. Che fosse un poeta del gusto, lo sapevo già. Parlando con lui, però, ho potuto percepire sulla mia pelle l’emozione che scaturisce nei suoi occhi quando parla della sua cucina, una cucina che deve cercare l’innovazione, partendo dalle nostre radici.

Chef, la sua cucina è fortemente innovativa ma con uno sguardo fisso al passato.
Certo. Il passato è materia viva da ripensare criticamente. Uno deve entrare in cucina e chiedersi ma la tradizione ha veramente così rispetto delle materie prime? Se la risposta è no, è nostro dovere cambiarla per evolverci.

Dietro ogni suo piatto c’è uno studio approfondito che lo rende perfetto. Un esempio su tutti il suo “bollito non bollito” che ha ricevuto molti riconoscimenti.
Ci ho messo nove anni per far capire che il bollito era una carne morta condita con salse. Noi facciamo un bollito che si è evoluto: serviamo carne viva con vitamine, proteine e proprietà organolettiche. Poi sono venuti i professori dell’università di Parma e hanno preso dei campioni delle preparazioni e ora insegnano a cucinare il “bollito non bollito” all’università.

È una grande soddisfazione.
Già, per me è davvero una grande soddisfazione.

L’Accademia mondiale della gastronomia l’ha insignita del premio come miglior cuoco al mondo. Questo riconoscimento è arrivato per l’arte che mette nei suoi piatti?
Credo che non mi abbiano dato questo riconoscimento solo perché nei miei piatti c’è concettualizzazione e arte, ma soprattutto perché cerco di far evolvere la tradizione.

 Una serata all’Osteria Francescana è qualcosa di più di una cena, entra in gioco l’arte e il coinvolgimento consapevole di tutti i sensi.
Lo spero. Mi auguro che venire a cena da me sia entrare nel ristorante con il cuore, le orecchie, gli occhi e la mente aperti per potere recepire le emozioni con i quali prepariamo i nostri piatti.


Una foto con lo chef Massimo Bottura

lunedì 17 febbraio 2014

Luciano Monosilio, l'idea in cucina è una scintilla

Luciano Monosilio è lo chef del Pipero al Rex di Roma. È molto giovane, non ha ancora trent'anni, ma si trova già al fianco di stelle della cucina molto più adulti di lui. Quando gli si fa notare che è uno dei pochi cuochi ad essere così giovane e pure così "importante", Luciano non nasconde l’importanza del ricambio generazionale in cucina.  "Paolo Marchi dice sempre che non si può lavorare solo con chef “avanti con l’età”, perché prima o poi questi smetteranno di cucinare. È importante, quindi, cercare sempre ragazzi nuovi, gente nuova, idee nuove".

Identità golose, il Congresso di cucina internazionale più importante in Italia, quindi, è un evento importantissimo. "È già la seconda volta che partecipo a Identità golose e questo mi fa sentire importante. Il Congresso è un evento che dà spazio a tutti". Luciano confessa che nella carriera dello chef influisce molto la fortuna: "Sono sicuramente fortunato. La bravura rappresenta solo il 70%, il resto è tutta fortuna, che logicamente va creata". Uno chef deve lavorare tanto, con impegno e facendo tante rinunce. Per un cuoco così giovane, che ha avuto molti riconoscimenti italiani ed esteri e che ha già lavorato con le stelle della cucina di tutto il mondo è difficile rimanere umile. Ma cosa vuol dire "rimanere umile"? "Quando qualcuno dice che è umile, questo già fa capire che non lo è. Ognuno di noi ha un ego. Devi solo rimanere te stesso e avere l’intelligenza di controllare il tuo ego, anche perché lavori con persone che non sono ignoranti. Io lavoro con ragazzi anche più giovani di me. Sono giovanissimi ma questo non vuol dire che non abbiano un’idea. Sono bravi cuochi, hanno un pensiero e un bravo capo chef deve essere in grado di gestire tutti. Devi sapere tenere queste persone unite e farle sentire importanti in quello che fanno. Tutti sono importanti, ma nessuno è indispensabile, dato che in cucina c'è sempre un grande ricambio. Il grande capo si vede nel momento del bisogno. Se tu devi intervenire ci devi essere".

Un grande capo deve essere anche un grande chef in cucina ed avere sempre la giusta idea e ispirazione per creare armonie e arcobaleni di gusto nel palato del cliente. "Sono i patti che esprimono quello che tu sei e quello che tu fai, è inutile che io ti spiego tante cose su un piatto se poi è cattivo. L’umiltà è avere l’intelligenza di fare una cosa buona limitando l’ego. Ci vuole capacità anche per pelare il pomodoro, la zucchina, la melanzana. Questa credo sia semplicità, più che umiltà. Bisogna trovare l’equilibrio mentale, soprattutto per un ragazzo giovane che deve fare tante rinunce: il venerdì non posso andare a ballare se poi sabato devo andare a lavorare. Non posso permettermi passi falsi".

Quella di Luciano e dei suoi colleghi è una continua rinuncia in favore della creazione di piatti sempre nuovi e innovativi che sappiano estasiare il cliente. Ma da dove nasce l'ispirazione, la scintilla che accende i piatti dello chef? "L’idea è una scintilla, un genio. Quando tu indovini un elemento, nel quadro, nella musica, è proprio l’elemento che ti chiama. È una cosa reciproca. L’elemento si esprime nella sua forma, nel suo silenzio, e tu poi lo interpreti". 

Oltre all'estro dello chef è importante l'innovazione con un occhio alla tradizione. "Nella mia cucina ci sono i sapori della mia terra, i profumi di Albano Laziale. Devi conoscere intimamente te stesso prima di metterti a cucinare. Come dice Massimo Bottura: Prima scopri chi sei e poi ti metti a lavorare".  Quella di Luciano è una vocazione nata in tenerissima età. Non ha mai avuto dubbi sul suo futuro: "Io da piccolo dicevo a mia mamma che volevo fare cucina e quello ho fatto, quella è l'unica cosa che so fare ed è ciò che farò fino a che non mi cacceranno" (ride ndr.).

Luciano Monosilio con me a Identità golose

Luciano Monosilio con Massimo Bottura a Identità golose 

Luciano Monosilio con Massimo Bottura allo stand Berlucchi

martedì 11 febbraio 2014

Paolo Marchi, «Identità Golose è nato da una ribellione»

Alla decima edizione il suo ideatore si racconta: da lavapiatti in Svezia a un congresso di cucina internazionale.


Massimo Bottura e Paolo Marchi a Identità Golose 2014

«All’inizio lavoravo come lavapiatti in Svezia ma il mio sogno era fare il cuoco». Paolo Marchi, ideatore di Identità Golose, non nasconde la sua grande passione per la cucina. Uno di quei casi in cui si decide di non fare cucina ma di scriverci.
Una volta deciso che diventare chef non faceva per lui, ha iniziato a scrivere prima di sport e poi di cucina su il Giornale. Solo in seguito è arrivata la fortunata idea di Identità Golose, il congresso di cucina internazionale che quest’anno giunge alla sua decima edizione e che si terrà a Milano dal 9 all’11 febbraio. «I primi congressi di cucina sono nati in Spagna anche se tutti pensano che la Francia sia stata pioniera in questo» confessa Paolo Marchi e continua: «Dopo aver visto Madrid Fusiòn nel 2003, che celebrava tutta la grandezza della cucina spagnola, parlando con Carlo (Cracco, ndr) ho deciso che avremmo dovuto creare un evento tutto nostro. Identità Golose è nato da una ribellione».

Da allora sono cambiate molte cose, una su tutte internet che ha permesso la condivisione in tempo reale di foto e commenti sull’evento. Oggi quasi tutti i cuochi hanno Twitter o un sito internet. Ma non tutto si è modificato nel tempo. Punto fermo dell’evento è il calore umano, la possibilità di incontro con cuochi che vengono anche da paesi lontani. «Il primo giorno di Identità Golose del 2004 era ospite Ferran Adrià – spiega Paolo Marchi – quando è salito sul palco ci fu uno scroscio di applausi, sembrava che l’Italia avesse vinto i mondiali».

Anche rispetto alla crisi Identità golose si è sempre posto in controtendenza. «La quarta edizione nel 2009 aveva avuto un successo incredibile, nonostante il periodo non proprio propizio. Per questo motivo si decise di allargare gli spazi adibiti all’evento e trasferirci nell’attuale sede in via Gattamelata» commenta Marchi. Continua poi «Sembrava una scelta coraggiosa in quel momento. Il nostro coraggio ha dato l’idea di un congresso dinamico e concreto».
 L’edizione di quest’anno si pone nella stessa scia, ma gli argomenti trattati, cercano di essere innovativi. «Parliamo di birra e acqua e di come quest’ultima si possa usare per salare il cibo». A Identità golose c’è attenzione anche per la cucina vegetariana: «Oggi si può preparare un’ottima pizza vegana senza che chi la mangia se ne accorga» dice Paolo Marchi.
Ancora una volta il congresso celebra il piacere della buona tavola e una cucina che si sforza di parlare ad un mondo che cambia.

Anche quest’anno protagonisti indiscussi di Identità Golose sono gli chef: da Massimo Bottura a Massimiliano Alajmo, a Niko Romito fino a Carlo Cracco, senza dimenticare gli stranieri come Gaston Acurrio o Bo Songvisava dalla Thailandia. Paolo Marchi sull’argomento commenta con un pizzico di ironia: «Non chiedete mai a un cuoco quanti anni ha, è un lavoro massacrante che ti logora». Se volete ascoltare dal vivo il fascino di un cuoco che prepara il suo piatto davanti a voi, Identità Golose sarà aperto anche al pubblico dal 9 all’11 febbraio alla Fiera di Milano di via Gattamelata.


Barbara Giglioli, MarcellaVezzoli e Francesco Pandolfi (inviati a Identità Golose Milano 2014)


mercoledì 29 gennaio 2014

Bandiere...buone da mangiare!


"Cosa hai mangiato ieri sera a cena? Non hai postato la foto?". Ora si ragiona così. E' stata coniata la parola "foodporn", che è diventato anche uno dei più comuni hashtag in social network come Instagram per indicare le foto fatte "ossessivamente" al cibo. 
Quello che si mangia va fotografato. Tassativamente. Ecco che il cibo non è più unicamente piacere per lo stomaco, ma lo diventa anche per gli occhi. La cucina cerca di allietare la vista del cliente, che si presenta nei ristoranti per essere coccolato e viziato dallo chef, spesso stellato, di turno. Andare al ristorante diventa un happening, che coinvolge tutti i sensi: olfatto, gusto, vista, tatto e perché no, udito. Nei ristoranti stellati ci dev'essere l'atmosfera appropriata, il giusto silenzio che coroni il momento catartico dell'assaggio. 
Ora però ci occupiamo della "vista" e in questo caso non della foto d'amatore, ma di quella d'autore. 
Per promuovere il Sydney International Food Festival, il più grande festival gastronomico d'Australia che ha avuto quasi un milione di partecipanti lo scorso anno si è scelto di puntare sul patriottismo culinario: sono state infatti ricreate le bandiere nazionali utilizzando gli alimenti originari e tipici di ciascuna nazione. 


Ecco l'esempio "più patriottico" che potessi fare:


Ecco la bandiera italiana basilico, spaghetti e pomodoro


Andate a vedere le fantastiche foto uscite su Repubblica


(Crediti Foto: Executive Creative Director: Garry Horner. Creative Director: Matt Kemsley. Art Director: Miles Jeffreys Copywriter: Tammy Keegan. Photographer: Natalie Boog Retoucher: Nick Mueller. Food Stylist: Trish Heagerty)

domenica 26 gennaio 2014

Lasagne per i palati più fini

Ne abbiamo mangiate di tutti i tipi, al ragù, alle verdure, con prosciutto e spinaci. Io personalmente adoro le lasagne farcite in tutti i modi e mi piace molto giocare con gli ingredienti, per renderle sempre diverse e divertenti. 
C'è un particolare tipo di lasagne che non mi stanco mai di cucinare...e di mangiare, sono quelle al pesto di pistacchi e mazzancolle.

Prima di iniziare a pensare alla preparazione delle lasagne, però, bisogna prima occuparsi del pesto di pistacchi, che non si trova negli scaffali dei supermercati, ma lo si può acquistare nei mercatini tipici regionali. Ancora più buono è però quello fatto da noi in casa. 

PRAPARAZIONE DEL PESTO DI PISTACCHI:
Ingredienti:
- basilico 25 g
- pistacchi 500 g
- olio extravergine di oliva
- formaggio grana
- sale q.b.

Preparazione:
Mescolare tutti insieme gli ingredienti, sminuzzandoli, utilizzando un mortaio o un robot da cucina. Alla fine mettere il composto in un barattolino di vetro e ricoprirlo con olio extra vergine di oliva.

Preparazione del pesto di pistacchi all'interno del robot da cucina Bimby


PROPRIETA' DEL PISTACCHIO:

Sono molte le proprietà dei pistacchi

Come tutta la frutta secca il pistacchio è in grado di favorire l'abbassamento della percentuale di colesterolo nel sangue riducendo così il rischio di malattie cardiovascolari.
Grazie al suo contenuto di vitamina A, di ferro e di fosforo, il pistacchio è un alimento molto indicato come ricostituente del sistema nervoso e sempre grazie alle proprietà di molte sostanze contenute nel pistacchio, come ad esempio gli isoflavoni ed alcuni acidi organici, l'organismo umano, tramite l'assunzione di pistacchi,  è in grado di rafforzare le proprie difese nei confronti degli attacchi dei tanto temuti radicali liberi.Il pistacchio contiene polifenoli con proprietà antiossidanti ed è stato dimostrato, tramite sperimentazione, la sua capacità di lenire le infiammazioni, di combattere i batteri e i funghi.
Secondo le ultime ricerche condotte dalla American Association for Cancer Research Frontiers, pare che mangiare una ventina di pistacchi al giorno contribuirebbe a ridurre il rischio di insorgenza del tumore al polmone.


PROPRIETA' DELLE MAZZANCOLLE:

Una foto di alcune mazzancolle pronte per la nostra ricetta

La mazzancolla è ricca di vitamine B (come tiamina e riboflavina), contiene anche calcio, fosforo, ferro, ma soprattutto vitamine (per ben il 15%). I grassi ed i glucidi sono invece scarsi, quindi anche l'apporto calorico è modesto.

PRAPARAZIONE DELLE LASAGNE:

Ingredienti:
- pesto di pistacchio (precedentemente preparato)
- mazzancolle 500g
- besciamella
- pistacchi interi 100g
- una forma di Telsit 
- formaggio grana 
-pasta per le lasagne

Preparazione:
Alternare la sfoglia per le lasagne, ricoprendole con besciamella, pesto di pistacchio, formaggio Telsit, mazzancolle e formaggio grana. Sovrapporre poi un altro strato di pasta per le lasagne.
Quando si mette il pesto di pistacchi è bene diluirlo con la besciamella così da rendere una cremina omogenea verde.
I pistacchi interi possono essere aggiunti a ogni strato o solo alla fine della preparazione delle lasagne.



venerdì 29 novembre 2013

San Gioan Brinat. Pasini non delude mai

Degustazioni serali in quel di Varese...

Come al solito la famiglia Pasini è una garanzia.
Ho assaggiato il San Gioan Brinat alla Vineria di Varese (della quale presto vi parlerò).
Lele, il proprietario del locale ha un occhio e un palato molto attento ai vini particolari e suggestivi. L'altra sera ha deciso così di farmi assaggiare questo buon San Gioan Brinat di produzione Pasini.
Il Brinat è un vino dolce, che invecchia per metà in acciaio e per metà in legno.
A un primo sorso, il sentore che si evince è quello della confettura di albicocca, della vaniglia e della mandorla. Solo dopo un secondo assaggio, arriva il gusto di idrocarburi, che ricordano il tartufo.
La composizione del terreno nel quale cresce la vigna è infatti calcareo di origine morenica, con scarsa presenza di sostanza organica.
Il Brinat è prodotto da uve Riesling Renano e Incrocio Manzoni coltivate a Raffa e Picedo, selezionate accuratamente in vigna e appassite in solai ventilati fino alle brine.
Il Brinat ha un profumo ampio, con note di miele, datteri e uva sultanina. Quando lo si assapora è seducente in bocca, caldo ed equilibrato, di una buona complessità.
Va servito a 6-7 gradi e sta molto bene con pasticceria secca, come crostate o biscotti, formaggi e fois grais.


                                                                              Azienda agricola San Giovanni dei Pasini

               Fondata da Andrea Pasini nel 1958 e condotta tutt’oggi in famiglia, alla terza generazione di vignaioli, la Pasini San Giovanni esprime in ogni sua bottiglia la tipicità gardesana, grazie ai 36 ettari vitati di proprietà, tra Valtènesi e Lugana, sulla riviera bresciana del Lago di Garda. Sostenute da un impianto fotovoltaico dal 2009 e dal progetto di valutazione dell’impronta carbonica, la cantina e l’intera gestione aziendale sono sempre più vicine al raggiungimento della piena sostenibilità.
L’azienda oggi ha due nomi, uno ovviamente legato alla famiglia Pasini che ha creato e sempre condotto l’azienda, l’altro legato al toponimo locale in cui sorge la Cascina San Giovanni, denominato località San Giovanni e legato alla chiesa di San Giovanni situata a Palude, una frazione di Puegnago poco distante da Raffa.
Nel nucleo storico di Cascina San Giovanni attiguo alla cantina è nata VillaPasini, un luogo d’incontro informale che coniuga i piatti del territorio con i nostri vini e con quelli della grande enologia italiana.



Un bicchiere di buon Brinat alla Vineria di Varese





selezionate accuratamente in vigna e appassite in solai ventilati fino alle prime brine. Il profumo è ampio, con chiare note di miele, datteri e uva sultanina, in bocca è seducente, caldo ed equilibrato, di buona complessità. Da servire a 6°-7° C, si accompagna alla pasticceria secca, ai formaggi stagionati ed al fois gras. - See more at: http://www.tuttostore.it/it/gastronomia/vino/passito/pasini-san-giovanni-az-agr/235-san-gioan-brinat-benaco-bresciano-passito-igt-.html#sthash.knA62XQK.dpuf
selezionate accuratamente in vigna e appassite in solai ventilati fino alle prime brine. Il profumo è ampio, con chiare note di miele, datteri e uva sultanina, in bocca è seducente, caldo ed equilibrato, di buona complessità. Da servire a 6°-7° C, si accompagna alla pasticceria secca, ai formaggi stagionati ed al fois gras. - See more at: http://www.tuttostore.it/it/gastronomia/vino/passito/pasini-san-giovanni-az-agr/235-san-gioan-brinat-benaco-bresciano-passito-igt-.html#sthash.knA62XQK.dpuf

giovedì 21 novembre 2013

Autoprodurre in cucina per rispettare l'ambiente

Autoprodurre in cucina è la giusta soluzione per rispettare l'ambiente e mangiare in modo più sano e genuino. La eco food blogger Lisa Casali ha appena pubblicato Autoproduzione in cucina, edito da Gribaudo, che svela tutti i segreti per produrre da sè ogni cibo di cui abbiamo bisogno. Basta una domenica di pioggia per accumulare tutte le provviste per la settimana. Proprio come le formichine lavoratrici.
Ecco il mio articolo uscito anche su Voci di Milano de La Stampa.

21.11.2013 - food

Autoprodurre in cucina per rispettare l'ambiente

Lisa Casali, eco food blogger e autrice di Autoproduzione in cucina (Gribaudo)

La eco food blogger Lisa Casali si esibirà domani sera in uno showcooking alla cascina Cuccagna

Lisa Casali non ha dubbi: l'autoproduzione in cucina è la strada giusta da intraprendere per rispettare la natura e l'ambiente. La eco-food blogger ha appena pubblicato per Gribaudo un volume che ripercorre passo a passo la creazione di cibi naturali. La filiera della produzione della Casali parte sempre dal basso: dal rifiuto, che non va sprecato ma riutilizzato. Nella sua filosofia, c'è poi la consapevolezza della scarsa disponibilità di tempo in una società dove tutti corrono: basta infatti una domenica di pioggia per fare come le formiche operaie, che in estate raccolgono il cibo da consumare quando procurarselo è impossibile o quasi.

Da dove nasce il libro Autoproduzione in cucina?
Nasce dall'idea di mostrare ai lettori come sia possibile autoprodurre gli alimenti e conservarli, allungandone anche la vita. è molto importante mangiare sano e in maniera sostenibile.

Il problema di oggi è sostanzialmente la mancanza di tempo.
Esatto, ma basta investire una domenica di pioggia per creare cibo da consumare quando siamo super indaffarati e non abbiamo la possibilità di preparare un pasto caldo e genuino.

Si riferisce ai surgelati?
Non solo: i cibi possono anche essere facilmente messi sottovuoto.

La componente salutistica ha un largo spazio nelle ricette del suo libro.
Sì, per me è molto importante che i prodotti che utilizzo siano sicuri e sani, e abbiano il minore impatto ambientale possibile. Sono una convinta sostenitrice del biologico.

C'è poi la componente economica: produrre in casa è davvero più conveniente?
Sì, e ho voluto metterlo in chiaro. Per ogni ricetta indico il risparmio effettivo dell'autoproduzione casalinga. Ho confrontato i prezzi prendendo come riferimento sempre la stessa catena di supermercati. Certo, la percentuale indicata è solo il risparmio economico: ci sarebbe da indicare l'apporto qualitativo!

Perché la definiscono una eco food blogger?
Autoprodurre è molto importante per l'ambiente: si evita di usare additivi e si utilizzano solo materie prime sane e naturali. A volte dimentichiamo che i valori nutrizionali dei cibi industriali non sono in linea con il nostro effettivo fabbisogno di nutrienti.

è molto importante insegnare questo aspetto della cucina alle nuove generazioni.
Sì, bisogna insegnare ai bambini a mangiare in maniera sana, rispettando l'ambiente. Produrre cibo con i propri figli è molto importante per la loro educazione.

Lei parteciperà a "Giacimenti Urbani", l'evento che si terrà alla cascina Cuccagna dal 22 al 24 novembre a Milano e che punta a sensibilizzare sul riciclo e la trasformazione dei rifiuti urbani. 
Sì, sarò alla cascina Cuccagna venerdì alle ore 18.00 con uno show cooking. Per me è molto importante partecipare a questo evento, perché credo nei valori da loro veicolati, e cioè ridurre, raccogliere, riciclare, ripensare e recuperare per trasformare. 

Può anticipare qualche ricetta?
Sì, realizzerò il mio cavallo di battaglia: il dado granulare, che si ottiene utilizzando gli scarti di altri alimenti. Cucinerò poi qualche "ricetta gemella". All'interno del mio libro ci sono infatti piatti che si possono realizzare dagli scarti di altri, che sono appunto i gemelli.

Milano è una città attenta alla cucina ecosostenibile?
Sì, nell'ambito della ristorazione c'è un reale impegno, ma la sensibilità dei consumatori è ancora scarsa. Io comunque sono sempre a caccia di ristoranti ecosostenibili.

mercoledì 13 novembre 2013

Addio alla tirannia salutista: coccolarsi a tavola fa bene (su il Giornale)

Ecco il mio articolo "manifesto al mangiar bene" uscito su il Giornale



La moda dei "foodie" abbatte le diete. I nuovi esperti di gastronomia contro la tendenza "gastrofighetta": "Mangiate senza fare calcoli"

Mangiare sano è una garanzia per il futuro, abbandonarsi ogni tanto alla buona cucina (un po' condita e abbondante) è assicurarsi un ottimo presente.

Basta con i dietologi, che vogliono il meglio per noi e desiderano far sì che il nostro «esile corpicino» entri in quella fantastica taglia 40 tanto agognata.

E se noi, per una volta, volessimo infischiarcene della linea e dell'aspetto fisico e dare qualche soddisfazione in più al nostro stomaco, che dopo innumerevoli diete e a mortificazioni, richiede un po' di felicità e calorie?

Sarebbe il caso di riunire un gruppo di «convinti ribelli del piatto vuoto» e scrivere un manifesto della cucina libera e della pancia piena. Un movimento di convinti estimatori del «cibo condito» che vogliano comunicare con concetti precisi e qualche forchetta agli stinchi (non cotti) dei salutisti soddisfatti. Ma poi chi l'ha detto che una buona cacio e pepe fa male? Volete mettere che libidine una grattata di pepe sui rigatoni «impecorinati» a dovere?

Ilaria Mazzarotta ne fa addirittura un punto del manifesto all'interno del suo nuovo libro «Comfort Foodie». Che poi cosa vuol dire essere «foodie» ? Non necessariamente essere snob del cibo, dei «gastrofighetti» o «gastrofanatici», dei nostalgici gourmet un po' intristiti.

Lo dice anche la scrittrice: «Essere "foodie" è esaltarsi quando un cibo è buono, genuino e soprattutto familiare». Ogni piatto che assaporiamo non è semplice questione di gola, ogni sapore ci porta nella dimensione del ricordo e accende in noi la sensazione del «già vissuto» e dell' «assaporato insieme a qualcuno». È a quel punto che si accende il rilevatore emozionale che lega il gusto all'affettività.

Nel libro compaiono infatti ricette come la «crostata di riso della nonna», l' «uovo sbattuto del mio papà» o le «tagliatelle a salmone della mia mamma» (da notare gli aggettivi possessivi, che rendono molto il concetto di «foodie»).

D'altronde il cibo è uno dei piacerei della vita al quale non possiamo proprio rinunciare. In un'epoca dove le diete sono d'obbligo e siamo sempre più assillati dalla linea perfetta, in un mondo dove ci si ammala per la «troppa magrezza», mangiare in maniera sana, contando quelle «accidenti di calorie» diventa talvolta un dovere che ci sta stretto. Volete mettere la soddisfazione che si ha quando di nascosto dal mondo dei convinti (e molte volte un po' tristi) salutisti intingiamo il dito nel barattolo di Nutella e gustiamo la sua dolcezza e la sua cremosità da «picchi glicemici».

Lo dice anche il manifersto di Ilaria Mazzarotta: «Il comfort food è quel divano comodo che non puoi buttare, sul quale si può passare del tempo da soli, nascosti sotto il plaid, accoccolati con chi si ama, incastrati con i propri figli, gatti o cani, seduti a chiacchierare con gli amici, o con chiunque si voglia, per condividere un momento piacevole».

Abbiamo un diritto al «comfort food», che va usato con moderazione, ma che è pur sempre un diritto.

Nel libro della foodblogger c'è anche una sezione dedicata allo stare «in due su un divano», perchè è questa la prima immagine che viene in mente se si pensa al termine «comfort food». Cosa c'è di più rilassante di un comodo sofà dove rilassarsi dopo il lavoro, con una bella cioccolata calda o con delle patatine in sacchetto (meglio se al formaggio)? Ogni tanto anche le «schifezze dobbiamo concedercele» perchè oltre allo stomaco, fanno bene all'animo.

Twitter@BarbaraGiglioli

giovedì 17 ottobre 2013

Secondo la Guida de L' Espresso 2014 il Piemonte mantiene la leadership

Sono il Moscato di Pantelleria 2009 di Ferrandes, il Barbaresco Crichet Pajè 2004 di Roagna e il Barolo Vigna Rionda 2007 di Massolino, i migliori vini d’Italia, con il punteggio massimo di 20/20, secondo l’edizione 2014 della guida de L’Espresso, presentata oggi a Firenze.
Con il punteggio di 19,5/20 si piazzano due Barolo, il Monfortino 2006 di Giacomo Conterno e il Monprivato 2008 di Giuseppe Mascarello & Figlio, accompagnati dal Vin Santo di Montepulciano Occhio di Pernice 1999 di Avignonesi oltre che dal finissimo Valtellina Riserva Le Barbarine 2007 della Fondazione Fojanini.
A quota 19, si sono piazzati una ventina di vini, tra i quali secondo i curatori della guida Ernesto Gentili e Fabio Rizzari, spiccano, come migliori vini bianchi dell’anno, il Feldmarschall 2011 di Tiefenbrunner e il Trebbiano d’Abruzzo 2011 di Emidio Pepe, oltre allo spumante trentino Riserva Lunelli 2006 della cantina Ferrari eletto dalla guida come migliore ’bollicinà.
Nel complesso il Piemonte, con 61 vini da 5 bottiglie, conferma la propria leadership e anche il Barolo resta al primo posto nella gerarchia delle denominazioni, con 27 vini che si sono fregiati della massima valutazione. Alla Toscana vanno invece ben 56 eccellenze, grazie anche alla conferma ad alto livello del Brunello di Montalcino, alla rinascita del Chianti Classico e alla vitalità delle altre aree della regione. Molto positivo il riscontro ottenuto dai vini del nord-est: dal Trentino Alto Adige (29 le eccellenze), con i vini della Valle Isarco in bella evidenza, al Veneto (20 eccellenze), all’ottima performance friulana (15 eccellenze). (Fonte ANSA)





Guida Vini Espresso 2014 di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari

Caratteristiche della Guida: 768 pagine Euro 19,50 in edicola, in libreria e su iTUNES dall’11 ottobre 2013
Euro 7,90 su Iphone e Ipad
Direttore: Enzo Vizzari
Curatori: Ernesto Gentili e Fabio Rizzari 

I ristoranti migliori d'Italia

GUIDE: L’ESPRESSO, OSTERIA FRANCESCANA A TOP RISTORANTI Per il quarto anno consecutivo l’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena si conferma al vertice della ristorazione italiana, con un punteggio di 19,75/20 punti, secondo la guida ’I Ristoranti d’Italià 2014 de L’Espresso, presentata oggi alla stazione Leopolda di Firenze insieme alla guida dei vini. Ben 26 i ristoranti al top individuati dalla guida diretta da Enzo Vizzari, a cui è stato dato il massimo riconoscimento dei tre cappellì. Appena sotto La Francescana, a quota 19,5 punti si trova Piazza Duomo ad Alba, che si affianca a Le Calandre di Rubano e a La Pergola del Rome Cavalieri di Roma. Sale a 19 punti Villa Crespi di Orta San Giulio, affiancandosi a Casadonna Reale di Castel di Sangro, al Combal.zero di Rivoli Torinese, a Uliassi di Senigallia, e a Vissani di Baschi. Salgono a 18,5 l’Antica Corona Reale di Cervere, il St. Hubertus dell’Hotel Rosa Alpina di Badia, La Peca di Lonigo, e l’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, che si accompagnano a Dal Pescatore di Canneto sull’Oglio, Duomo di Ragusa Ibla, l’Enoteca Pinchiorri di Firenze, e La Madia di Licata. A 18 scende, rispetto ai 18,5 dello scorso anno, Cracco di Milano, mentre acquistano un punteggio maggiore Agli Amici di Udine, Da Vittorio di Brusaporto, Laite di Sappada, che si uniscono a Colline Ciociare di Acuto, Enrico Bartolini di Cavenago Brianza, Madonnina del Pescatore di Senigallia, Perbellini di Isola Rizza, e http://www.perbellini.com/ristorante/di Vico Equense. Sono 63 invece i locali con due cappellì, che hanno spuntato punteggio fra 16,5 e 17,5/20, e 293 quelli con un solo cappello, con punteggio fra 15 e 16. Tra i premi speciali il giovane chef dell’anno è Alessandro Dal Degan de La Tana di Asiago, mentre ’La Novità dell’annò è stata assegnata a La Locanda di Orta San Giulio. (ANSA)

Uno dei piatti proposti dallo chef Massimo Bottura all' Osteria Francescana di Modena


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